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- E' solo questione di tempo: Aung San Suu Kyi presto guiderà la Birmania
- Myanmar, Thein Sein al Washington Post assicura: ''Avanti verso
democrazia''
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E' solo questione di tempo: Aung San Suu Kyi presto guiderà la Birmania L'Occidentale - 21 Gennaio 2012
La figura della celeberrima politica birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel
per la pace 1991 finalmente rilasciata il 13 novembre 2010 dopo molti anni agli
arresti domiciliari, sta diventando un culto nel suo Paese. Sugli scaffali delle
librerie di Rangoon le biografie su di lei affiancano i libri su Barack Obama e
David Beckham. Fuori, le bancarelle vendono calendari con la foto della leader
de facto dell’opposizione birmana e di suo padre, l’eroe Aung San.
La Birmania, nonostante lo scetticismo di molti, ha promesso riforme
politiche ed economiche e se ciò è vero, il culto di Aung San Suu Kyi diventerà
sempre più visibile. Le guide turistiche che offrono giri per la città
dall’aeroporto di Rangoon per il prezzo di 10 dollari, ti fanno lo sconto, se
dici che la tua destinazione è la casa della candidata alle parlamentari di
aprile (Aung San Suu Kyi spera di aggiudicarsi uno dei 440 seggi della Camera
bassa del Parlamento birmano).
Solo 14 mesi fa, un autista aveva paura di pronunciare il suo nome ad alta
voce, per non parlare di portare gente a casa sua. Negli ultimi mesi invece un
flusso di illustri visitatori, come il Segretario di Stato americano Hillary
Rodham Clinton, e George Soros, investitore miliardario, sono accorsi per una
foto con Aung San Suu Kyi in Viale dell’Università 54, dove lei vive.
Comunque da quando la nota politica birmana ha annunciato la sua prima
candidatura per una carica politica, molti potenziali visitatori si sono
educatamente allontanati. “Probabilmente è più facile entrare per vedere
Madonna”, dice un diplomatico. Naturalmente per i suoi sostenitori sarebbe un
ottimo trampolino di lancio per una futura guida del Paese, se Aung San Suu Kyi
vincesse le elezioni. Potrebbe influenzare i legislatori in un Parlamento che
ha già dimostrato di possedere credenziali riformiste.
“Il Presidente Thein Sein e il suo
governo hanno chiaramente dimostrato di preferire averla con loro, piuttosto
che il contrario”, afferma un diplomatico occidentale. Da agosto, il governo
dell’ex generale Thein Sein ha attuato diverse riforme. Ha abolito la censura
dei media, rinnovato le leggi sul lavoro, tenuto colloqui con gruppi
etnici ribelli e la settimana scorsa ha raggiunto uno storico cessate il fuoco
con il movimento armato Karen National Union. Quest’ultimo passo del governo
militare dovrebbe riportare la pace nello Stato di Karen nell’est del Paese.
La mossa che però ha più attratto l’attenzione internazionale è stato il
rilascio venerdì scorso di centinaia di importanti prigionieri politici (ben
651), tanto che gli USA hanno pensato di normalizzare i legami diplomatici con
il regime. Forse si arriverà anche all’abolizione delle sanzioni imposte alla
Birmania da parte del blocco occidentale (USA ed Unione europea).
“Per la prima volta da decenni, la
gente crede che il cambiamento sia in arrivo”, dichiara Susanne Kempel,
consulente di organizzazioni internazionali che opera in Burma (o Myanmar,
com’è conosciuta la Birmania). “Naturalmente, c’è il timore che tale
cambiamento possa essere portato via di nuovo, ma c’è la sensazione che, questa
volta, esso sia reale”, aggiunge la Kempel.
Non tutti però ritengono che la corsa della Birmania verso la democrazia
sia irreversibile. C’è chi rimane diffidente. Come Ashin Gambira, un monaco
attivista rilasciato venerdì, il quale lamenta: “Il governo ancora
caratteristiche dittatoriali. Che tipo di democrazia è questa?”. Infatti
numerosi oppositori politici rimangono in carcere e le accuse devono essere
ancora sollevate da quelli liberati.
Più ottimisti sono attivisti come Khin Zaw Win, che in passato è stato
detenuto per ben 11 anni: “Prima, se parlavo, dovevo guardarmi alle spalle. Il
governo mantiene la linea dura, ma sento che il punto di svolta è stato
raggiunto”, afferma. Del resto, qualche mese fa la stessa candidatura alle
elezioni di Aung San Suu Kyi sembrava impossibile.
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Myanmar, Thein Sein al Washington Post assicura: ''Avanti verso
democrazia'' 20 gennaio 2012
Washington, 20 gen. (Adnkronos/Washington Post) - La Birmania intende
compiere d'ora in poi solo passi avanti nella direzione che ha intrapreso,
quella della democrazia, e chiede agli Stati Uniti e agli altri paesi di
revocare le sanzioni che danneggiano la popolazione e minacciano il progresso
economico di Myanmar. A dichiararlo - nella prima intervista mai concessa ad un
giornalista americano, Lally Weymouth del Washington Post a Naypyidaw - è il
presidente birmano Thein Sein, che conferma la linea di progressiva apertura
del paese, linea che ha portato di recente il segretario di Stato americano
Hillary Clinton a compiere uno storico viaggio a Myanmar ed il presidente
americano Barack Obama ad annunciare la nomina di un ambasciatore.
"Il mio messaggio è che siamo sul binario giusto, quello che va in
direzione della democrazia", ha dichiarato
Thein Sein, che prima di diventare presidente nel marzo scorso era stato
premier birmano dal 2007. "E siccome siamo sul binario giusto, possiamo
solo procedere in avanti e non abbiamo nessuna intenzione di tirarci
indietro". L'ex militare - a riposo dall'aprile del 2010 - ha
ricordato che il suo paese ha accolto numerose richieste dall'esterno, dalla
liberazione dei prigionieri politici, alla convocazione di elezioni alla scelta
di consentire ad Aung San Suu Kyi di entrare potenzialmente a far parte del
governo. "Ora è necessario che i paesi occidentali facciano la loro
parte".
Sul tema delle sanzioni non si è pronunciata nello stesso identico modo la
Premio Nobel per la Pace, per molti anni rimasta reclusa agli arresti
domiciliari dal regime, che aveva messo a tacere ogni voce di dissenso:
ascoltata dalla stessa giornalista la leader dell'opposizione ha invece
esortato i paesi occidentali "ad impegnarsi e revocare le sanzioni quando
riterranno che è arrivato il momento".
Ma ha avuto parole di stima per Thein Sein: "Credo voglia sinceramente
promuovere riforme. Ma non è l'unico a sedere nel governo", ha spiegato.
"Non so di quanto appoggio goda nell'esercito. Proviene lui stesso dall'esercito,
quindi suppongo che debba avere un forte sostegno nei circoli militari. Ma si
tratta di una semplice supposizione".
Nell'intervista Thein Sein non nasconde il fatto che i militari manterranno
anche in futuro un forte ruolo: pur non avendo alcun ruolo formale
nell'esecutivo del paese, controllano ancora un quarto dei seggi in parlamento.
"Non possiamo lasciare da parte i militari perché abbiamo bisogno della
loro partecipazione allo sviluppo del paese".
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- Aung San Suu Kyi presenta candidatura a elezioni - Liberati detenuti politici birmani di primo
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Aung San Suu Kyi presenta candidatura a elezioni
Premio Nobel si candida per la Lega Nazionale per la Democrazia
(TMNews)_18 gennaio 2012
Aung San Suu Kyi ha presentato la sua candidatura alle elezioni legislative
parziali del 1 aprile in Birmania. La leader dell'opposizione birmana e premio
Nobel per la Pace si presenterà per la Lega Nazionale della Democrazia, (Lnd)
nella circoscrizione di Kawhmu, vicino Rangoon, dove ha la residenza. Il
prossimo appuntamento elettorale è considerato dagli occidentali un test chiave
per verificare l'effettiva volontà di transizione democratica del regime di
Myanmar.
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Liberati detenuti politici birmani di primo piano Asia News_13/01/12
Il provvedimento voluto dal presidente del Myanmar riguarda 651
prigionieri, fra cui – ma non si conosce il numero esatto – prigionieri di
coscienza. Fra loro monaci, leader studenteschi e l’ex Primo Ministro e capo
dell’intelligence Khin Nyunt. Per Aung San Suu Kyi è un “segnale positivo”. Più
vicina l’ipotesi di una rimozione delle sanzioni occidentali.
Con un atto di clemenza voluto dal presidente Thein
Sein, diversi dissidenti birmani di primo piano sono stati liberati dalle
carceri del Paese dopo anni di detenzione. Il provvedimento in vigore oggi è
solo l’ultimo di una serie di amnistie decise dal nuovo governo “civile”, che
mira a rientrare a pieno titolo in seno alla comunità internazionale, ottenere
la cancellazione delle sanzioni del blocco occidentale – Stati Uniti e Unione
europea – e conquistare la presidenza dell’Asean, l’associazione che riunisce
10 nazioni del Sud-est asiatico, per il 2014. Secondo le prime informazioni
filtrate, ancora frammentarie e confuse, fra i detenuti liberati – 651 in
totale – vi sarebbe uno dei leader di 88 Generation Students Group, Min Ko Naing (nella foto), insieme all’ex premier e capo dell’intelligence Khin
Nyunt – finito agli arresti per ordine del generalissimo Than Shwe, capo della
precedente giunta militare – e uno dei promotori della rivolta del monaci del
settembre 2007, ribattezzata la Rivoluzione zafferano, Shin Gambira.
Analisti ed esperti di politica birmana sottolineano che la caratura delle
personalità liberate è indice di un passo “decisivo” per il Paese, nel solco
della democrazia e di riforme atte a promuovere l’unità nazionale. In
particolare, Min Ko Naing era forse il più celebre – dopo Aung San Suu Kyi –
fra i prigionieri politici in Myanmar. Nel 2003 egli aveva promosso un primo
“progetto in 7 punti” di “riforme democratiche”, ma è rimasto vittima di una
purga del regime l’anno successivo, ad opera - forse - dell’ex
generalissimo Than Shwe.
La leader dell’opposizione democratica Aung San Suu Kyi ha accolto con favore
il nuovo provvedimento di amnistia, giudicandolo un “segnale positivo” lanciato
da Naypyidaw. “Salutiamo con piacere il rilascio – avrebbe detto la Nobel per
la pace, secondo quanto riferito da un portavoce – alcuni dissidenti sono già
sulla via di casa”.
Il governo birmano, in carica da poco meno di un anno, ha già disposto il
rilascio di molti prigionieri politici, mostrando di voler perseguire un reale
processo di cambiamento in senso democratico. Al momento non vi sono dati
ufficiali sul numero dei prigionieri politici liberati, ma pare che prima del
provvedimento odierno nelle carceri vi fossero ancora fra i 600 e i 1000
detenuti di coscienza. è importante sottolineare che la grazia concessa oggi da
Thein Sein segue la legge 401(1) del Codice birmano, ed è sotto la diretta
responsabilità del presidente. In passato, invece, i provvedimenti di amnistia
erano inseriti sotto l’articolo 204(b), in base al quale vi è un consenso
diretto ed esplicito del Comitato nazionale di sicurezza e difesa. Insomma, in
questo caso il leader della ex Birmania pare aver preso in prima persona
l’iniziativa, incurante del parere dei “poteri forti” – i militari – che
hanno dominato per decenni il Paese.
Ieri intanto, a testimonianza delle speranze di cambiamento, il governo
birmano ha firmato uno storico cessate il fuoco con il movimento armato Karen.
L’accordo è stato raggiunto e sottoscritto da rappresentanti dell’esecutivo e
da portavoce del Karen National Union (Knu) a Hpa-an, capitale dello Stato
Karen nell’est del Myanmar. Rimane invece ancora critica la situazione nello
Stato settentrionale Kachin, dove continuano gli scontri fra milizie ribelli ed
esercito regolare e si fa sempre più drammatica la situazione di centinaia di
migliaia di profughi.
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- Liberati detenuti politici birmani di primo piano
- Ministro a Rangoon, stasera Legion onore a Suu Kyi
- Birmania/ San Suu Kyi non esclude ruolo di governo: "Ci
penserò"
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Liberati detenuti politici birmani di primo piano
Il provvedimento voluto dal presidente del Myanmar riguarda 651
prigionieri, fra cui – ma non si conosce il numero esatto – prigionieri di
coscienza. Fra loro monaci, leader studenteschi e l’ex Primo Ministro e capo
dell’intelligence Khin Nyunt. Per Aung San Suu Kyi è un “segnale positivo”. Più
vicina l’ipotesi di una rimozione delle sanzioni occidentali.
AsiaNews/Agenzie - 13/1/2012
Yangon – Con un atto di clemenza voluto dal presidente Thein Sein, diversi
dissidenti birmani di primo piano sono stati liberati dalle carceri del Paese
dopo anni di detenzione. Il provvedimento in vigore oggi è solo l’ultimo di una
serie di amnistie decise dal nuovo governo “civile”, che mira a rientrare a
pieno titolo in seno alla comunità internazionale, ottenere la cancellazione
delle sanzioni del blocco occidentale – Stati Uniti e Unione europea – e
conquistare la presidenza dell’Asean, l’associazione che riunisce 10 nazioni
del Sud-est asiatico, per il 2014. Secondo le prime informazioni filtrate,
ancora frammentarie e confuse, fra i detenuti liberati – 651 in totale – vi
sarebbe uno dei leader di 88 Generation Students Group, Min Ko Naing (nella
foto), insieme all’ex premier e capo dell’intelligence Khin Nyunt – finito agli
arresti per ordine del generalissimo Than Shwe, capo della precedente giunta
militare – e uno dei promotori della rivolta del monaci del settembre 2007,
ribattezzata la Rivoluzione zafferano, Shin Gambira.
Analisti ed esperti di politica birmana sottolineano che la caratura delle
personalità liberate è indice di un passo “decisivo” per il Paese, nel solco
della democrazia e di riforme atte a promuovere l’unità nazionale. In particolare,
Min Ko Naing era forse il più celebre – dopo Aung San Suu Kyi – fra i
prigionieri politici in Myanmar. Nel 2003 egli aveva promosso un primo
“progetto in 7 punti” di “riforme democratiche”, ma è rimasto vittima di una
purga del regime l’anno successivo, ad opera - forse - dell’ex
generalissimo Than Shwe.
La leader dell’opposizione democratica Aung San Suu Kyi ha accolto con
favore il nuovo provvedimento di amnistia, giudicandolo un “segnale positivo”
lanciato da Naypyidaw. “Salutiamo con piacere il rilascio – avrebbe detto la
Nobel per la pace, secondo quanto riferito da un portavoce – alcuni dissidenti
sono già sulla via di casa”.
Il governo birmano, in carica da poco meno di un anno, ha già disposto il
rilascio di molti prigionieri politici, mostrando di voler perseguire un reale
processo di cambiamento in senso democratico. Al momento non vi sono dati
ufficiali sul numero dei prigionieri politici liberati, ma pare che prima del
provvedimento odierno nelle carceri vi fossero ancora fra i 600 e i 1000
detenuti di coscienza. è importante sottolineare che la grazia concessa oggi da
Thein Sein segue la legge 401(1) del Codice birmano, ed è sotto la diretta
responsabilità del presidente. In passato, invece, i provvedimenti di amnistia
erano inseriti sotto l’articolo 204(b), in base al quale vi è un consenso
diretto ed esplicito del Comitato nazionale di sicurezza e difesa. Insomma, in
questo caso il leader della ex Birmania pare aver preso in prima persona
l’iniziativa, incurante del parere dei “poteri forti” – i militari – che
hanno dominato per decenni il Paese.
Ieri intanto, a testimonianza delle speranze di cambiamento, il governo
birmano ha firmato uno storico cessate il fuoco con il movimento armato Karen.
L’accordo è stato raggiunto e sottoscritto da rappresentanti dell’esecutivo e
da portavoce del Karen National Union (Knu) a Hpa-an, capitale dello Stato
Karen nell’est del Myanmar. Rimane invece ancora critica la situazione nello
Stato settentrionale Kachin, dove continuano gli scontri fra milizie ribelli ed
esercito regolare e si fa sempre più drammatica la situazione di centinaia di
migliaia di profughi.
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Ministro a Rangoon, stasera Legion onore a Suu Kyi ANSA_15 gennaio 2012
La Ue rispondera' ''in modo concreto'' alle recenti riforme del nuovo
governo birmano.
Lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Alain Juppe' a Rangoon dove
oggi ha incontrato la leader dell'opposizione, Aung San Suu Kyi, la quale sara'
insignita della Legion d'Onore in una cerimonia che si terra' questa sera.
''Come il resto della comunita' internazionale, abbiamo osservato con molta
attenzione i segnali positivi del presidente Thein Sein, anche quelli
recenti'', ha detto
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Birmania/ San Suu Kyi non esclude ruolo di governo: "Ci penserò"
"Dipende dalle circostanze e da quale ministero mi proporranno"
(TMNews)_15/01/2012
La leader dell'opposizione democratica in Birmania, Aung San Suu Kyi, non
esclude un suo ruolo nel futuro governo di Rangoon nel caso in cui dovesse
conquistare un seggio in parlamento alle prossime elezioni. "Dipende dalle
circostanze e da quale ministero mi viene offerto", ha detto il premio
Nobel per la Pace nel giorno in cui ha ricevuto la visita del ministro francese
degli Affari esteri, Alain Juppé. Interpellata sull'ipotesi di vederla alla
guida di un ministero, Aung San suu Kyi ha risposto: "Dovrò riflettere
molto seriamente".
San Suu Kyi è stata liberata nel novembre 2010 dopo avere passato buona
parte degli ultimi venti anni in stato di detenzione. La giunta al potere ha
trasferito nel marzo scorso tutti i suoi poteri a un nuovo governo
"civile", benché controllato da ex soldati. Questo nuovo gruppo
diretto dal presidente Thein Sein ha moltiplicato i programmi di riforma negli
ultimi mesi, permettendo in particolare il ritorno di San Suu kyi sulla scena
politica.
Posso dire di avere fiducia nel presidente perché ha mantenuto le sue
promesse ed ha reso possibile la nuova registrazione ufficiale della Lega
nazionale per la Democrazia", ha detto San Suu Kyi.
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- Birmania, Hague: Riforme buon inizio, ma non si allenti pressione
- Birmania, il partito di Suu Kyi al voto
- Australia attenua restrizioni su autorità della Birmania dopo riforme
- Birmania. Stop a progetto centrale carbone per "motivi
ambientali"
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Birmania, Hague: Riforme buon inizio, ma non si allenti pressione Pubblicato il 6 gennaio 2012
Rangoon (Birmania), 6 gen. (LaPresse/AP) - Le recenti riforme messe in
atto dalla Birmania sono un motivo di speranza ma non sono ancora abbastanza
e i sostenitori esterni della democrazia non devono allentare la pressione sul
governo militare. è quanto dichiarato oggi dal ministro degli Esteri britannico
William Hague, in viaggio ufficiale in Birmania da ieri. Nella sua visita, la
prima di un ministro degli Esteri britannico dal 1955, Hague ha dichiarato che
le riforme intraprese dal presidente Thein Sein aumentano le speranze che nel
Paese del sudest asiatico possa essere instaurata la democrazia, ma ha aggiunto
che i critici devono continuare a premere sulla Birmania affinché le riforme
siano complete. Il Regno Unito e altre nazioni hanno deciso sanzioni politiche
ed economiche contro il Paese, a causa della repressione messa in atto dal
precedente governo militare. Hague sostiene che tali sanzioni non dovrebbero
essere tolte finché ci saranno prigionieri politici in Birmania.
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Birmania, il partito di Suu Kyi al voto La Stampa – 06/01/2012
La leader dell’opposizione: "Comincio a intravedere un futuro
democratico"
Approvato il partito di Aung San Suu Kyi dalle autorità birmane, ora la
leader della Lega Nazionale per la Democrazia (Nld) ha dichiarato che il suo
partito «parteciperà alle elezioni» che si terranno in aprile, pur rimanendo
vaga sulla sua intenzione di candidarsi o meno. Nel corso delle ultime elezioni
a cui la Nld aveva potuto partecipare, tenutesi nel 1990, il premio Nobel per
la Pace aveva guidato il suo partito a una vittoria schiacciante – che venne
però ignorata dalla Giunta militare, che mise Aung San Suu Kyi agli arresti
domiciliari per 15 anni, con solo brevi interruzioni.
Poi, ci sono state le elezioni del 2010, boicottate dalla Nld, che hanno
però consentito la transizione ad un governo civile – certo molto fedele ai
militari, che del resto nel 2008 hanno voluto approvata una Costituzione che ne
cementa la presenza in Parlamento, riservando loro un quarto dei seggi. Ciò
malgrado, la situazione, osservata ancora con una certa dose di prudenza,
sembra aver preso una piega davvero diversa, tale da consentire alla Nld di
candidarsi alle elezioni, e di veder scarcerare varie decine di prigionieri,
fra cui numerosi prigionieri politici di rilievo. Aung San Suu Kyi si è detta «fiduciosa»
che il futuro della Birmania sarà democratico, e le visite di alto livello
continuano a succedersi nel Paese: l’ultimo della lista è stato William Hague,
il ministro degli Esteri britannico, che ha incontrato il presidente birmano
Thein Sein.
è la prima visita dal 1955 di così alto livello da parte di un rappresentante
dell’ex potere coloniale, e mostra, se ce ne fosse ancora bisogno, con quanto
interesse molte capitali, tanto in Asia quanto in Europa e negli Stati Uniti,
stiano seguendo gli sviluppi birmani. Tanto interesse è legato anche al
desiderio di riequilibrare l’influenza diplomatica cinese sul governo birmano a
Naypydaw.
Nei lunghi decenni di isolamento della Birmania da parte delle democrazie
mondiali, infatti, la Cina ha potuto procedere a passo spedito, investendo nel
Paese e intessendo reti di influenza che, fin dall’inizio, hanno destato
inquietudine e sospetti. Da parte dell’India, prima di tutto, che aveva
osservato con malcelato disappunto la Cina sconfinare in quella che Delhi
considera la sua «sfera di influenza» tradizionale. L’accerchiamento
diplomatico cinese, infatti, ha elargito attenzioni tanto alla Birmania che al Nepal
e al Pakistan, portando infine l’India a decidere che, giunta militare o meno,
avrebbe contrastato tutto ciò investendo in Birmania e mantenendo aperti i
canali diplomatici.
L’opposizione da parte dell’opinione pubblica indiana e internazionale si è
fatta sentire per un certo periodo, poi, ad aiutare la realpolitik indiana sono
arrivate le aperture politiche di Naypydaw di questi mesi. Ora, dunque, ecco le
visite diplomatiche di alto livello tanto a Rangoon quanto alla capitale nuova
di zecca Naypydaw, approntata in tutta fretta nel 2005 (si dice in seguito a
una profezia da parte degli astrologi dei militari, che avevano previsto la distruzione
di Rangoon) e costruita in larghissima parte da gruppi immobiliari cinesi.
Non solo la capitale: gli investimenti cinesi, che non hanno mai osservato
il boicottaggio della Giunta militare sono presenti in modo significativo su
tutto il territorio: lo scorso anno, infatti, la Cina ha investito qui più di
14 miliardi di dollari Usa, fra porti, autostrade, dighe, progetti immobiliari
etc. E l’abbraccio cinese sembra essere ormai un po’ troppo stretto per i
birmani stessi, dato che in settembre scorso il presidente Thein Sein ha
bloccato la costruzione di una controversa diga cinese, e aperto maggiormente
la porta birmana al mondo.
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Australia attenua restrizioni su autorità della Birmania dopo riforme
Rangoon (Birmania), 9 gen. (LaPresse/AP) - L'Australia ha attenuato alcune
restrizioni imposte a esponenti delle autorità della Birmania in seguito alle
riforme introdotte dal governo civile birmano. Lo ha fatto sapere il
dipartimento degli Esteri australiano, precisando che la decisione è stata
annunciata dal ministro Kevin Rudd durante una visita in Indonesia. Alti
funzionari birmani non possono visitare l'Australia né fare transazioni
finanziarie nel paese. Le sanzioni erano state imposte a causa di abusi
commessi dai militari. Ora dalla lista saranno rimossi ex ministri che hanno
lasciato la politica e funzionari del settore turistico.
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Birmania. Stop a progetto centrale carbone per "motivi
ambientali"
Seconda decisione dopo quella su grande diga voluta dalla Cina
Roma, 9 gen. (TMNews) - Il governo della Birmania ha annunciato oggi che
cancellerà un progetto di centrale a carbone, menzionando "problemi ambientali".
Lo ha riferito oggi il ministro dell'Elettricità Khin Maung Soe, citato da un
alto funzionario della società elettrica di Yangon. Si tratta della seconda
decisione di retromarcia su progetti di grande impatto ambientale, dopo quella dell'anno
scorso relativa a una mega-diga sostenuta dalla Cina. La decisione sembrerebbe
inserirsi nel percorso di riforma intrapreso dal nuovo esecutivo, nominalmente
civile, insediatosi lo scorso marzo dopo lo scioglimento della giunta militare
che ha governato il Paese per decenni, anche se l'esercito ancora controlla il
governo dietro le quinte. Secondo Maung Soe la decisione di bloccare il
progetto di centrale, che fa parte dell'enorme "Progetto di sviluppo
Dawei" nell'estremo sud del Paese al confine con la Thailandia, è stata
presa "dopo aver ascoltato la voce del popolo".
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- Birmania, data elezioni straordinarie fissata per primo aprile 2012
- Birmania, Aung San Suu Kyi visita i supersititi dell'esplosione
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Birmania, data elezioni straordinarie fissata per primo aprile 2012 La Presse_30 dic.2012
Le autorità della Birmania hanno fissato la data per le prossime elezioni
straordinarie al primo aprile del 2012. Il voto è stato indetto per sostituire
i deputati che sono diventati ministri dopo la prima sessione del Parlamento a
gennaio. La Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi ha annunciato
che presenterà candidature per tutti e 48 i seggi. Il partito di Suu Kyi aveva
boicottato le elezioni generali dell'anno scorso contestando le rigide regole
che, tra l'altro, non avevano permesso alla stessa leader del partito di candidarsi.
Il governo ha da allora eliminato molte restrizioni.
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Birmania, Aung San Suu Kyi visita i supersititi dell'esplosione TMNews_30 Dic.2012
Aung san Suu Kyi, leader del partito d'opposizione birmano, si è recata in
visita alle oltre mille persone rimaste senza casa in seguito alla violenta
esplosione, di cui ancora s'ignorano le cause, che giovedì 29 dicembre ha
colpito un magazzino in un quartiere residenziale di Rangoon, causando una
ventina di morti e un centinaio di feriti.
I sopravvissuti sono ora ospitati in un monastero, a loro Suu Kyi - come
molti altri privati cittadini di Rangoon - oltre a
portare la propria solidarietà ha materialmente offerto cibo e denaro. Le
elezioni di medio termine birmane per assegnare 48 seggi vacanti nelle 2
assemblee nazionali, alle quali Aung San Suu Kyi per la prima volta nella sua
carriera ha annunciato di volersi presentare, si terranno il primo aprile 2012.
Dal 13 novembre 2010 il premio Nobel per la Pace è tornata a essere libera dopo
aver passato gran parte degli ultimi 20 anni agli arresti o in semilibertà, per
volere del regime militare al potere nel Paese.
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- Ambasciatore di Pechino incontra Suu Kyi
- Birmania, legalizzato il partito di San Suu Kyi
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Ambasciatore di Pechino incontra Suu Kyi Europa Quotidiano_16 Dicembre 2001
Un incontro raro, il contatto di più alto livello tra Pechino e
l’opposizione birmana degli ultimi due decenni, quello avvenuto la scorsa
settimana ma comunicato solo ieri tra l’ambasciatore cinese in Myanmar e Aung
San Suu Kyi. La conferma dell’incontro è arrivata da un assistente del premio
Nobel per la pace e da Liu Weimin, portavoce del ministro degli esteri cinese,
il quale ha aggiunto che il diplomatico cinese di più alto rango, il
consigliere di stato Dai Binguoo, si recherà in Myanmar la prossima settimana
per un summit dei paesi del fiume Mekong, solo poche settimane dopo la storica
visita del segretario di stato americano Hillary Clinton. Stando a quanto
riferito da Liu, l’incontro dell’ambasciatore Li Junhuas con la leader
dell’opposizione birmana è arrivato in risposta a una sua richiesta. «La
signora Aung San Suu Kyi ha manifestato più volte il desiderio di un contatto
con la controparte cinese, e l’incontro con l’ambasciatore in Myanmar è stato
una risposta a queste richieste», ha spiegato, rifiutando però di precisare il
luogo dell’incontro.
Liu ha chiuso dicendo che l’ambasciatore «ha ascoltato le idee di Aung San
Suu Kyi». Il capo dello staff di Suu Kyi, Khun Tha Myint, ha riferito alla Reuters
che l’incontro è avvenuto l’8 dicembre scorso nella residenza della premio
Nobel. «Il faccia a faccia è andato molto bene. è stato molto cordiale e
amichevole ». Suu Kyi da tempo cerca di rassicurare la Cina, forte sostenitrice
del regime militare che l’ha tenuta per anni prigioniera, sul fatto che lei non
considera Pechino un nemico.
Di questo tono furono già le dichiarazioni rilasciate appena liberata dagli
arresti domiciliari, l’anno scorso. «Sono felice che sia la Cina sia Suu Kyi si
rendano conto dell’importanza di buoni rapporti tra Myanmar e la Cina», ha
dichiarato alla Reuters un alto diplomatico birmano in pensione, che ha
richiesto di restare anonimo.
«Buone relazioni tra i due paesi sono importanti per la stabilità e
prosperità dell’intera regione ». Stando ai media cinesi, l’ultimo diplomatico
di rango ad aver incontrato – due volte, nel suo caso – Suu Kyy fu l’allora
ambasciatore Cheng Ruisheng, in carica dal 1987 al 1991. «Dopo la visita americana,
anche noi dobbiamo intensificare le nostre visite e i contatti», spiega Lin
Xixing, esperto di Myanmar alla Jinan University di Guangzhou. «La Birmania ha
bisogno della Cina anche più di quanto non abbia bisogno degli Stati Uniti se
spera di risolvere i suoi problemi con le minoranze etniche», aggiunge
riferendosi agli scontri che spesso spingono gruppi di rifugiati verso la Cina.
Il portavoce Liu non ha precisato esattamente quando Dai, che ricopre una
carica persino più importante di quella del ministro degli esteri, si recherà
in Myanmar e nemmeno se avrà degli incontri bilaterali con i rappresentanti
governativi. «La Cina – ha sottolineato – si è sempre sforzata di sviluppare
una partnership strategica con Myanmar e sostiene gli sforzi del governo di
aumentare lo sviluppo economico e sociale e di promuovere la riconciliazione
interna». Secondo fonti della Reuters sarebbe dovuto essere il premier
cinese Wen Jiabao a partecipare al Mekong River summit la settimana prossima:
non è chiaro perché invece ci vada Dai.
Pechino è stata a lungo il più stretto alleato del Myanmar. Ma i rapporti
si sono incrinati dopo che l’ex Birmania ha sospeso a settembre la costruzione
di una diga finanziata dai cinesi e sono stati ulteriormente intaccati dai
primi passi di Washington per far ripartire il dialogo con il paese. La Clinton
ha incontrato Suu Kyi questo mese. Il viaggio del segretario di stato è
arrivato dopo la decisione del presidente Barack Obama di aprire la porta a un
ampliamento dei legami, motivato dall’impressione che vi sia un potenziale di
progresso in un paese fino a poco tempo fa era considerato una dittatura
militare, per di più allineata alla Cina. Con le sanzioni a bloccare gli
investimenti occidentali, Pechino è diventato il più grande alleato birmano,
investendo in infrastrutture, dighe idroelettriche, oleodotti e gasdotti per
nutrire i crescenti appetiti energetici del sud della Cina. In più, Pechino ha
sempre fatto i conti sul Myanmar come bastione contro quelli che ritiene i
tentativi statunitensi di “circondare” la Cina. Ma tutto questo può essere
messo in discussione ora che Washington ha ripreso i contatti con un paese che
si dice impegnato in un cammino di riforme.
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Birmania, legalizzato il partito di San Suu Kyi Il Corriere Web_13 Dicembre 2011
La Lega Nazionale per la Democrazia, il partito del premier Nobel per la
pace boicottato al turno elettorale del 2010, potrà partecipare alle prossime
elezioni legislative. Lo rende noto il quotidiano New Light of Myanmar.
La notizia è ufficiale. Il partito guidato da Aung
San Suu Kyi è stato finalmente, e in via ufficiale, legalizzato
dalla Commissione elettorale. La Lega Nazionale per la Democrazia potrà dunque
concorrere alle prossime elezioni che avranno luogo in Birmania tra qualche
mese. A rendere nota la decisione della Commissione, che ha accuratamente
esaminato la documentazione presentata dal partito per l’iscrizione alle
elezioni, è il quotidiano New Light of Myanmar.
Aung San Suu Kyi divenuta un’icona nella lotta per la democrazia era stata
liberata il 13 novembre 2010, dopo aver trascorso diversi anni della sua vita
agli arresti domiciliari. Figlia del generale Aung San, ucciso dopo aver
negoziato l’indipendenza della Birmania dal Regno Unito nel 1947, la donna
fondò nel 1988 la Lega
Nazionale per la democrazia.
Il premio Nobel per la pace ha dichiarato: “Dobbiamo approfittare di questo
momento per accelerare il processo di riforme e portarlo a un punto tale da
renderlo irreversibile. I paesi che hanno istituito le sanzioni sono stati
molto chiari e hanno detto quali sono le condizioni che il governo deve accettare perché vengano rimosse, ma ci sono ancora prigionieri”.
Aung San Suu Kyi aveva incontrato nei primi giorni di dicembre il segretario di Stato USA Hillary
Clinton, ricevendo inoltre l’appoggio del presidente
statunitense Barack Obama che aveva indirizzato due lettere alla giunta e alla
stessa donna: “Ammiro da lungo tempo la sua lotta coraggiosa e senza pause per
la democrazia. Siamo pronti a far progredire i vostri sforzi verso la
democrazia e promuovere il rispetto dei diritti umani”.
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- Birmania/ Parlamento autorizza le manifestazioni di piazza
- Il Myanmar apre la Borsa e promette riforme. E Aung San Suu Kyi prende
il caffè con i ministri
- L'ipoteca dell'eroina sul futuro della nuova Birmania
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Birmania/ Parlamento autorizza le manifestazioni di piazza TMNews - 24/11/11
Il Parlamento birmano ha adottato una legge che autorizza
la popolazione a manifestare, a condizione di informare le autorità
"cinque giorni prima" e di tenersi a distanza da sedi governative,
scuole, ospedali e ambasciate. Lo ha reso noto un deputato, Aye Maung, della Camera alta
del Parlamento.
Ora il provvedimento deve essere ratificato dal
Presidente. "Se otterrà il via libera, la legge sui raduni pacifici e le
proteste renderà legali le manifestazioni per la prima volta dopo circa un
secolo", ha commentato il sito di informazione dei birmani in esilio,
Democratic Voice of Burma (DVB). Le manifestazioni sono molto rare in Birmania: le
ultime proteste di grandi dimensioni risalgono al 2007, quando i monaci
buddisti diedero vita alla "rivolta zafferano", duramente repressa
dalla giunta militare allora al potere. Lo scorso marzo, la giunta si è sciolta
e ha passato il potere a un governo
"civile", anche se sempre controllato dai
militari.
Da allora, l'esecutivo ha moltiplicato i gesti di apertura, favorendo anche
il ritorno sulla scena politica della leader dell'opposizione, Aung San Suu
Kyi. Un mese fa, i birmani hanno visto riconosciuto il diritto di unirsi in
sindacato e di scioperare; diritti di cui erano privi da mezzo secolo.
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Il Myanmar apre la Borsa e promette riforme. E Aung San Suu Kyi prende il
caffè con i ministri Il Sole 24 ore - 26/11/11
«Vogliono lo Stock Exchange» dice Justin Wintle, autore di "The
Perfect Hostage", biografia di Aung San Suu Kyi. In realtà c'è già: il
Myanmar Securities Exchange, aperto in joint venture con la giapponese Daiwa
Securities Co. Ma vi sono quotate solo due società e la Borsa è stata definita
«uno dei segreti meglio custoditi del regime». Ora, però, il nuovo governo
"civile" costituito in Myanmar, la ex Birmania, dopo le elezioni
dello scorso anno, sta giocando tutte le sue carte su una grande riforma
economica e la Daiwa ha iniziato a trattare con il Tokyo Stock Exchange per
aprirsi al mercato internazionale.
«Anche in Myanmar si assiste al primato dell'economia che cambia la
politica» afferma Zaw Oo, economista birmano rifugiato in Thailandia. Che il
cambiamento sia in atto lo dimostra che abbia potuto partecipare al forum
organizzato a Naypyidaw, nuova capitale del Myanmar. «S'è discusso di riforme
per creare un ambiente macroeconomico favorevole al settore privato e non tutti
i ministri hanno risposto nel solito, monolitico tono». Ancor più sorprendente
che fosse presente Aung San Suu Kyi. «L'ho vista chiacchierare con i ministri
prendendo un caffè» ricorda Zaw Oo. La stessa Aung San Suu Kyi, che ha
trascorso agli arresti 15 degli ultimi 21 anni ed è stata liberata, si spera
definitivamente, nel novembre 2010, ha dichiarato di credere in «un'opportunità
di cambiamento».
«Il cambiamento più significativo è che Thein Sein, il leader quasi-civile
ed ex generale, sembra voler coinvolgere Suu Kyi nel futuro politico della
nazione» dice il giornalista inglese Larry Jagan, profondo conoscitore della
questione. E per la prima volta si avverte nelle sue parole una sfumatura
d'ottimismo. Confermato dall'annuncio di un prossimo supplemento di elezioni,
cui parteciperà anche la National League for Democracy, il partito di Daw, la
Signora, Suu Kyi, che potrà candidarsi. Aung San Suu Kyi, in un certo senso, è
la "regina di cuori" che Thein Sein sta utilizzando nella sua partita
con Stati Uniti e Cina.
I rapporti con il Grande Fratello si sono raffreddati dopo il blocco alla
costruzione della diga di Mytisone, nel nord della Birmania, che avrebbe
rifornito d'energia il sud della Cina. Thein Sein ha dichiarato di aver seguito
la volontà popolare, più probabilmente ha voluto evitare tensioni con le etnie
che vivono in quell'area. E' certo comunque che l'influenza e la presenza
cinese cominciano a pesare. La strategia dello charme, quindi, potrebbe
convincere gli americani a sospendere le sanzioni economiche e aprire una linea
di credito. Il primo passo sarà compiuto tra pochi giorni con la visita in
Myanmar del segretario di stato Hillary Clinton. Gli americani, dal canto loro,
faranno di tutto per raggiungere un accordo e diminuire l'influenza cinese in
sud-est asiatico.
«In questo momento tutti aspettano qualcosa» dice Jagan. Aspettano le
multinazionali come la Philips, la Unilever, la Caterpillar pronte a investire.
Aspettano i tycoon locali come Tay Za, noto per i suoi traffici d'armi, che
spera di ampliare la sua attività alberghiera. Aspettano i circa 2000
prigionieri politici detenuti in 42 carceri e 109 campi di lavoro.
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L'ipoteca dell'eroina sul futuro della nuova Birmania La Stampa - 27/11/2011
A Muse, sul confine con la Cina, passano i grandi traffici delle mafie E di
lì partono le droghe dirette in Occidente via Hong Kong
federico varese RUILI (CINA)
Ruili è un nome quasi del tutto ignoto in Europa. Eppure merita di
comparire in una lista dei luoghi chiave della globalizzazione criminale, come
Gio- Ria Tauro in Calabria, Veleshta in Macedonia (lo snodo del traffico di
esseri umani in Europa) e Ciudad del Este al confine tra Paraguay, Argentina e
Brasile, dove il mercato nero è legale e non esiste alcun sistema fiscale.
Ruili (140 mila abitanti) si trova sul confine cinese tra la provincia
dello Yunnan e il Nord-est della Birmania, quel «triangolo d’oro» che a
tutt’oggi è il secondo produttore al mondo di oppio dopo l’Afghanistan e dove
operano centinaia di raffinerie di eroina e anfetamine. Tutti i resoconti sulle
timide aperture verso la democrazia nella Repubblica di Myanmar (il nome
ufficiale della Birmania) sembrano ignorare l’ipoteca che produttori e
trafficanti di droga hanno e continueranno ad avere sul futuro del Paese.
«Quello che vedrai a Ruili non lo potrai osservare da nessun’altra parte in
Cina» ci dice la tassista, sorpresa di trovare un italiano da queste parti.
Sulla strada che porta in città ci sono quattro posti di blocco dell’esercito.
Non stupisce che il governo cinese abbia mobilitato l’esercito. Uomini
d’affari birmani attraversano il confine per comprare i prodotti venduti nelle
decine di piccoli garage adattati a negozi sulla strada che porta al confine,
mentre i cinesi comprano giada grezza da lavorare nei laboratori della zona,
legname, minerali e animali esotici. Altri trasportano eroina e anfetamine birmane
attraverso il check point che separa Ruili dalla città birmana gemella Muse e
da lì la merce prosegue per il Sud del Paese, raggiunge Canton e il porto di
Hong Kong e infine l'occidente. Il mercato degli esseri umani è uno dei più
fiorenti: nelle centinaia di bordelli si possono trovare giovani birmane alla
ricerca di una vita migliore o vendute dalle proprie famiglie, mentre gang
cinesi rapiscono ragazze di là dal confine e le vendono come mogli in Cina.
Questo è il luogo della prima epidemia di Aids nel Regno di Mezzo, e continua
ad avere il più alto tasso di persone infette dell'intero paese.
è anche una zona strategica per il futuro energetico della Cina: qui
approderà un oleodotto del valore di 2 miliardi di dollari, che trasporterà il
petrolio del Medio Oriente dal Golfo del Bengala attraverso la Birmania,
evitando al greggio di passare per lo stretto di Malacca, infestato di pirati;
e qui arriverà gran parte dell’energia idroelettrica prodotta dalle
sessantacinque dighe che il regime comunista ha costruito in Birmania negli
ultimi anni.
Attività legali e illegali sono legate in maniera inestricabile, in questa
parte del mondo. I contratti per l’estrazione della giada nelle miniere birmane
di Hpakant sono stati ottenuti da un trafficante di droga, Wei Hsueh-kang, il
quale è allo stesso tempo un rispettato uomo d’affari in Cina, il comandante di
un esercito indipendentista in Birmania e un ricercato dalla giustizia
americana che offre due milioni di dollari per informazioni utili alla sua
cattura. Secondo Ko-lin Chin, uno studioso birmano che ha svolto lavoro sul
campo in queste zone, Wei Hsueh-kang è il trafficante più importante del
triangolo d'oro, dove gestisce diverse raffinerie. Pur essendo di origine
cinese, è riuscito a ottenere la fiducia delle milizie locali e, con i proventi
della droga, ha fondato nel 1988 un gruppo imprenditoriale con vasti interessi
- costruzioni, agricoltura, estrazione della giada, dei minerali e del
petrolio, elettronica, telecomunicazioni - e uffici di rappresentanza in Cina e
in Myanmar.
Con l’apertura della Cina all’economia di mercato nel 1989, la Birmania è
diventata la mèta di uomini d'affari senza scrupoli che si sono gettati sul
Paese nella speranza di farsi d’oro. Secondo una stima, più di un milione di
imprenditori cinesi hanno attraversato la frontiera e si sono stabiliti in
Birmania negli Anni 90. Alcuni sono tornati in patria con la tasche piene, ma
la maggior parte non ha avuto successo ed è rimasta bloccata in un Paese
sottosviluppato, corrotto e inospitale. Avevano però una carta da giocare:
grazie ai loro contatti in Cina, potevano importare la tecnologia necessaria
per raffinare l'eroina e per produrre le pastiglie di anfetamine. I laboratori
di raffinazione nascosti nella giungla birmana del Kachin (la stessa zona dove
sorgono le miniere di giada) sono oggi più di cento. I produttori vendono la
droga ai trafficanti che la trasportano al di là del confine. Le milizie
autonomiste e le unità dell’esercito regolare hanno il ruolo di protettori
locali, ma allo stesso investono in questo business. Molti trafficanti hanno
comprato case e ristoranti a Ruili. Un boss della droga, ci dicono, ha appena
fatto un grosso investimento per costruire dei campi da golf a qualche
chilometro dal centro. è anche il padrone del nostro albergo.
I trafficanti non sono membri di gruppi criminali tradizionali, ma uomini
d’affari insospettabili per i quali la droga costuitusce solo un aspetto della
loro attività. L’immagine di una piovra mondiale, di una gigantesca
multinazionale del crimine perfettamente integrata, che sposta centinaia di
chili di sostanze stupefacenti, è fuorviante. Questo commercio viene condotto
da network flessibili che non dipendono dalle mafie tradizionali, e l’esistenza
di contatti tra comunità cinesi sparse in tutto mondo rende più facile le
attività criminali transnazionali. Tutti i giorni, andando all’Università di
Oxford dove insegno, passo difronte alla casa dove Aung San Suu Kyi visse negli
Anni 70 e prego il mio Dio che il premio Nobel possa tornare presto a guidare
il suo Paese. Eppure il futuro di Myanmar passa anche per le strade scalcinate
di Ruili, per le distese coltivate a oppio del Triangolo d'Oro, per le milizie
indipendentiste che non sembrano disposte a cedere le armi, e per le centinaia di
raffinerie clandestine gestiste da mercanti di morte cinesi. Se mai tornasse a
essere una democrazia, potrà questo Paese evitare il destino di guerra e
violenza di molte parti dell’America Latina?
Ci sono “barlumi di progresso” verso riforme democratiche in Birmania. Lo afferma il
presidente Barack Obama, da Bali, dove si trova per partecipare al vertice dei
Paesi dell’Asia orientale. E dall’isola indonesiana, dopo una telefonata con la
leader dell’opposizione birmana Aung San Suu Kyi, schiude la porta a rinnovate
relazioni degli Stati Uniti col Paese asiatico, isolato internazionalmente per
decenni. “Bisogna fare di più per perseguire il futuro che il popolo birmano
merita” ha aggiunto, ammonendo che il Paese “continuerà ad affrontare sanzioni
e isolamento” se il regime non compirà ulteriori passi verso una maggiore
democrazia e rispetto dei diritti umani.
Ma segnali importanti di mite avvicinamento già ci sono. Per la prima volta
in 50 anni un segretario di Stato americano si recherà in visita ufficiale in Birmania. Avverrà il
prossimo mese, quando Hillary Clinton viaggerà nel Paese governato da una
giunta militare per un primo approccio di
incoraggiamento alle riforme politiche avviate dal disgelo tra il regime e Aung San Suu Kyi.
Per il premio Nobel per la pace, la Signora gentile e decisa per anni
costretta agli arresti dalla giunta militare, oggi è un giorno importante. La
maggioranza dei delegati del principale partito di opposizione in Birmania, la
Lega nazionale per la democrazia da lei guidata, si è espressa a favore di una
nuova registrazione ufficiale, un anno e mezzo dopo la sua dissoluzione durante
il regime militare. “Abbiamo deciso all’unanimità che la Lega nazionale per la
democrazia si registrerà, in accordo con la legge. Parteciperemo alle prossime
elezioni suppletive“, ha reso noto un importante esponente del partito dopo una
riunione del comitato centrale.
L’annuncio ufficiale sarà nel pomeriggio ma già adesso è arrivato il parere
favorevole delle delegazioni di “tutti gli stati e le regioni” del Paese. Il
premio al cauto vento di cambiamento che si sta respirando è stato esternato
con la concessione alla Birmania della presidenza dell’Associazione dei Paesi
del Sudest asiatico (Asean) nel 2014. L’annuncio è stato dato proprio da
Bali, durante il 19° summit annuale dei dieci membri dell’organizzazione.
La decisione, ha spiegato il ministro degli Esteri indonesiano, Marty
Natalegawa, è stata adottata all’unanimità e rappresenta un riconoscimento dei
“significativi progressi verso la democrazia” compiuti negli ultimi mesi da
Rangoon. Insediatosi otto mesi fa, il nuovo governo civile birmano,
guidato da Thein Sein e sostenuto dai militari, ha sorpreso la comunità
internazionale con una serie di positive aperture verso la democrazia, a
partire dai colloqui avviati con il premio Nobel per la Pace e la recente -
seppur parziale - amnistia politica.Per il nuovo esecutivo birmano si tratta dell’occasione per uscire da un
lungo isolamento regionale e internazionale e Natalegawa ha spiegato che la
mossa serve anche a far sì che “il processo di cambiamento continui”.
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- Birmania, niente acqua
ai prigionieri in sciopero della fame
- Birmania, Suu Kyi si candida a Parlamento
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San Suu Kyi, il simbolo del dissenso e della lotta per la
democrazia in Birmania (o Myanmar, come l’hanno rinominata i generali al
potere), veniva rilasciata, dopo aver trascorso quasi un ventennio privata della
libertà, tra carcere e arresti domiciliari.
Si discute molto, mentre ricorre il primo anniversario del
suo ritorno a una vita libera e, in parte, pubblica, quale possa essere il
ruolo della Nobel per la pace nel futuro del paese: dopo un primo incontro avvenuto
ad agosto, il presidente Thein Sein proverà a coinvolgerla in
qualche forma di negoziato politico? Oltre al fascino e alla reputazione, Aung
San Suu Kyi gode ancora di grande autorevolezza e consenso da parte
dell’opposizione?
Una questione è certa: per Suu Kyi la condizione per
negoziare è il rilascio dei prigionieri politici. Nonostante, con l’amnistia di massa dell’11
ottobre, il numero di quelli tornati in libertà quest’anno sia
arrivato a 300, si tratta sempre di una piccola parte di un totale che si
colloca ancora intorno, o poco sotto, ai 2000 detenuti.
Uno di loro è U Gambira, il trentaduenne monaco buddista
che ha guidato la “rivolta dello zafferano” contro la giunta birmana e che dal
2007 è detenuto in isolamento, attualmente nel carcere di Kale.
Secondo Amnesty International, che cita testimonianze di
ex compagni di prigionia, le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate a
causa delle torture subite. Nell’aprile 2009, mentre era nel carcere di Hkamti,
è stato selvaggiamente picchiato per aver chiesto il permesso di fare un po’ di
esercizio fisico: i secondini lo hanno ammanettato a una sedia, gli hanno messo
uno straccio in bocca, lo hanno incappucciato e lo hanno colpito ripetutamente
alla testa con un bastone.
Da allora, soffre di
violenti attacchi periodici di emicrania, più volte alla settimana. Quando si
verificano, le guardie carcerarie gli fanno un’iniezione che lo fa dormire per cinque
ore di seguito e lo intontisce per il resto della giornata. Non è chiaro cosa
gli iniettino.
Le condizioni detentive in tutta la Birmania sono
pessime. Molti prigionieri politici, per punizione, sono inviati a scontare la
pena in carceri che distano oltre 1000 chilometri dalle famiglie, che spesso
costituiscono l’unico rifornimento di cibo e medicinali adeguati. Le torture
sono all’ordine del giorno, favorite anche dall’isolamento dagli altri detenuti
e dall’assenza di visite dei familiari e degli avvocati.
Chi protesta, subisce rappresaglie disumane. Come i 15 prigionieri politici del carcere di
Insein, nell’ex capitale Yangon, che il 26 ottobre hanno
iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la mancata riduzione
della loro pena, concessa invece a criminali comuni.
Cinque di loro, Nyi Nyi Tun, Ko Wunna Htay, Aung Naing,
Zin Min Shein e Ko Soe Moe Tun avevano già rifiutato il cibo a maggio,
chiedendo il miglioramento delle condizioni di prigionia.
Le notizie che trapelano da Insein sono drammatiche. Il
27 ottobre, la direzione del carcere ha vietato la distribuzione dell’acqua,
ponendo i detenuti in sciopero della fame a rischio di morte per
disidratazione. Il 29 ottobre, otto prigionieri sono stati trasferiti nei
cosiddetti “canili”, celle di due metri per tre, insonorizzate, prive di
finestre, letti e con ventilazione e servizi igienici inadeguati. Il 1 Novembre,
due prigionieri sono stati ricoverati in ospedale.
Poco pare cambiato, allora, da un anno a questa parte. E’
il segnale che, seppur libera, Aung San Suu Kyi non può giocare un ruolo
importante per il futuro dei diritti umani nel suo paese?
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Birmania, Suu Kyi si
candida a Parlamento Corriere della Sera - 12 Novembre 2011
L'annuncio ufficiale arriverà probabilmente la prossima settimana, ma la
notizia già trapela dagli ambienti vicini alla "Signora" della
Birmania: Aung San Suu Kyi - un anno dopo il rilascio dagli arresti domiciliari
- si prepara a tornare attivamente in politica, candidandosi in elezioni
suppletive. Elezioni che potrebbero portarla già a dicembre nel nuovo Parlamento,
nelle fila di una ricostituita "Lega nazionale per la democrazia"
(Nld), in opposizione al governo civile dell'ex generale Thein Sein.
"E' probabile che l'Nld si registrerà e Suu Kyi
parteciperà alle prossime elezioni", ha dichiarato oggi il portavoce Nyan
Win, dopo che la scorsa settimana alcune restrizioni legislative sono state
allentate in modo da consentire al movimento - sciolto forzatamente in seguito
alla decisione di boicottare le elezioni-farsa del novembre 2010 - di
ricostituirsi nuovamente come legittimo soggetto politico della Birmania. Una
decisione in merito verrà presa dopo un convegno del partito il prossimo
venerdì.
Ma già lunedì 14, quando Suu Kyi terrà una conferenza
stampa per celebrare il primo anniversario, domani, della sua liberazione da
sette anni di prigioniera in casa, la "Signora" potrebbe aggiungere
nuovi dettagli. E' probabile che la candidatura avvenga in un collegio di
Rangoon lasciato vacante dopo la promozione di Aung Kyi - il maggiore
interlocutore di Suu Kyi nel governo - a ministro del Lavoro. La candidatura di
Suu Kyi coronerebbe un anno di progressivo disgelo tra il regime e la sua
nemesi. All'inizio si temeva che il rilascio del premio Nobel per la pace fosse
un contentino per la comunità internazionale.
Lei però ha da subito adottato un atteggiamento
pragmatico. Guidando l'Nld dagli arresti domiciliari la sua linea era che con
il regime non si trattava; da donna libera ha iniziato a parlare di
"riconciliazione nazionale", dando l'impressione di testare i suoi
spazi di manovra.
Ancora lo scorso giugno, di fronte alla sua rinata
attività "dal basso", il regime le aveva intimato di star fuori dalla
politica. Man mano che il nuovo presidente birmano Thein Sein - un ex generale
che si sta guadagnando l'etichetta di "progressista" - ha consolidato
il suo potere, il dialogo tra la premio Nobel e il governo si è comunque
infittito. In agosto è poi arrivato un primo faccia a faccia tra "la
Signora" e l'ex generale, di cui Suu Kyi si è detta "felice e
soddisfatta". Da lì, il governo ha introdotto una serie di misure
distensive: un invito ai dissidenti della diaspora a tornare in patria,
l'allentamento della censura mediatica e infine il rilascio di oltre 200
prigionieri politici.
Una seconda amnistia è data per imminente. Sviluppi di
fronte a cui gli osservatori sono divisi: da una parte c'è chi parla di una
possibile "primavera birmana", altri intravedono una cinica manovra
di potere per arrivare alla rimozione delle sanzioni occidentali e sganciarsi
così dal soffocante abbraccio della Cina. In questo scenario, Suu Kyi sembrava voler accettare un
ruolo che le permetta di essere influente dietro le quinte, preparando le
condizioni per un cambiamento sul lungo termine. Una sua candidatura
potrebbe però accelerare i tempi.